GALLERIE D’ITALIA

GALLERIE D’ITALIA

DAL MARTEDI’ ALLA DOMENICA
PALAZZO ZEVALLOS STIGLIANO, Napoli

INTERO € 5,00
UNDER 26 € 3,00

Descrizione

Le Gallerie di Napoli sono state oggetto nel 2014 di un intervento di riallestimento che vede attualmente esposte oltre 120 opere, attraverso le quali è possibile ripercorrere le vicende fondamentali delle arti figurative in città in un arco cronologico che dagli esordi del Seicento si spinge sino ai primi anni del Novecento.

La prima destinazione a scopi museali di un’area del piano nobile di Palazzo Zevallos Stigliano – sede storica della Banca a Napoli dal 1898 -– risale al 2007, all’indomani di un accurato intervento di restauro sui cicli decorativi ottocenteschi.

L’apertura al pubblico delle Gallerie nasce dall’intento di Intesa Sanpaolo di valorizzare e condividere con la cittadinanza un nucleo di opere tratte dalle proprie collezioni d’arte, prima fra tutte il Martirio di sant’Orsola di Caravaggio.

Il nuovo allestimento, secondo il progetto espositivo curato da Fernando Mazzocca, ha arricchito le Gallerie con nuclei di opere di grande significato storico e valore artistico appartenenti al contesto culturale del Sud Italia, in particolare di ambito napoletano, provenienti dalle raccolte già costituite dagli istituti di credito – per lo più il Banco di Napoli e la Banca Commerciale Italiana – poi confluiti in Intesa Sanpaolo.

L’attuale itinerario museale si articola in spazi più estesi e propone un’antologia in grado di tratteggiare, per grandi linee, un profilo delle vicende salienti della pittura a Napoli nel corso del Sei e Settecento, dalla svolta naturalistica impressa dall’arrivo di Caravaggio nel 1606, fino ai fasti della civiltà borbonica.

Spiccano fra le opere esposte il Martirio di sant’Orsola, capolavoro estremo dello stesso Caravaggio (eseguito nel 1610 pochi mesi prima della morte), Giuditta decapita Oloferne, derivazione attribuita al fiammingo Louis Finson da un perduto originale ancora del Merisi, Sansone e Dalila di Artemisia Gentileschi, tre scene bibliche di Bernardo Cavallino, il San Giorgio di Francesco Guarini, il Ratto di Elena di Luca Giordano, Agar nel deserto di Francesco Solimena e due celebri opere di Gaspare Traversi, La lettera segreta e Il concerto.

Il percorso nella veduta e nel paesaggio, che ha avuto a Napoli uno sviluppo straordinario nel corso dell’Ottocento, ha una premessa settecentesca: quattro dipinti dell’olandese Gaspar van Wittel, considerato uno degli iniziatori del vedutismo moderno. In una prima sezione dedicata alle vedute e alla Scuola di Posillipo, la serie delle piccole tele di Anton Smink Pitloo, e ancora i dipinti di Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Nicola Palizzi, Domenico Morelli, Federico Rossano, Edoardo Dalbono, Edoardo Franceschini, Gioacchino Toma, Francesco Mancini, Vincenzo Migliaro, permettono di seguire l’eccezionale vicenda di un genere declinato in successive fasi sperimentali, che hanno reso la Scuola Napoletana all’avanguardia in Europa.

Dalla Scuola di Posillipo, dove matura la grande eredità del paesaggismo del Grand Tour, si approda al naturalismo legato alla pratica en plein air della Scuola di Resina, sino alle esperienze più individuali di fine secolo. Una successiva sezione consente di puntare l’obiettivo sulla rappresentazione della città attraverso gli interni degli edifici monumentali, le strade e le scene di vita moderna che avvenivano negli spazi della socialità, come l’ippodromo, la villa comunale e il mercato.

Le opere di Vincenzo Gemito, infine, formano un insieme di altissima qualità, uno dei nuclei più importanti del grande artista. Si tratta di terrecotte, bronzi e disegni che, dagli anni Settanta dell’Ottocento agli anni Venti del secolo successivo, documentano la sua straordinaria parabola artistica: un percorso intrecciato con il dramma personale di un’esistenza minata da profondi squilibri psichici, che comportarono lunghe interruzioni dell’attività creativa.